Il vecchio amico: “Ciao, sono Marco, ti ricordi di me?”
Lei: “Ciao Marco! Sì, mi ricordo. Sei il fratello di Paola, la mia amica di pallavolo delle medie.”
Il vecchio amico: “Ehm, no… Sono un tuo compagno di università. Sono appena tornato da Londra e volevo salutarti.”
Lei: “Ah, scusa… Come stai? Eri a Londra a lavorare nel mercato finanziario, giusto?”
Il vecchio amico: “Veramente facevo siti web. Ma è normale che non ti ricordi. Non ci sentiamo da vent’anni, dai tempi in cui stavo con Maria.”
Lei pensa che si ricordava di una certa Elisa, ma stavolta decide di non dirlo ad alta voce.
"Immaginate di avere davanti a voi una caraffa di vino. Scegliete pure l’annata che preferite per questa dimostrazione di fantasia, che sia di un bel rosso rubino intenso. Avete due calici: uno è d’oro massiccio, riccamente cesellato; l’altro di puro cristallo, esile e trasparente come una bolla. Versate il vino e bevete. Ditemi quale calice scegliete e vi dirò se siete più o meno intenditori. Perché se di vino vi curate poco, vorrete provare la sensazione di bere da un oggetto costato una fortuna; se invece fate parte di quella razza in via di estinzione, amanti di annate pregiate, sceglierete il cristallo, giacché tutto di quel calice è calcolato per rivelare, anziché nascondere, la bellezza della bevanda che contiene. Seguitemi ancora in questa lunga fragrante metafora, e scoprirete che tutte o quasi le virtù del nostro calice ideale hanno un parallelo nella tipografia. […]"
— Beatrice Warde, Il calice di cristallo, Londra, 1955. Traduzione Alessandro Colizzi. Pubblicato in allegato su Progetto Grafico n. 8 / Aiap edizioni
"Immaginate se doveste scegliere fra questi quattro candidati: un clown, un miliardario condannato in primo grado per evasione fiscale, un politico di apparatchick di sinistra che non capisce nulla di economia, e un professore di economia conservatore che non capisce niente di politica."
— Wolfgang Münchau, editorialista del Financial Times, sullo Spiegel Online